20) Bruno. La nolana filosofia.

L'inizio del quinto dialogo dell'opera De la causa, principio et
Uno  una sintesi potente del pensiero di Bruno sull'Uno e sulle
sue caratteristiche. E' evidente, oltre all'influenza di Plotino,
anche quella di Nicola Cusano.

G. Bruno, De la causa, principio et Uno, Dialogo Quinto (pagina
44).

Teofilo. E' dunque l'universo uno, infinito, immobile. Una, dico,
 la possibilit assoluta, uno l'atto, una la forma o anima, una
la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed
ottimo; il quale non deve posser essere compreso; e per
infinibile ed interminabile, e per tanto infinito ed interminato,
e per conseguenza immobile. Questo non si muove localmente, perch
non ha cosa fuor di s ove si transporte, atteso che sia il tutto.
Non si genera; perch non  altro essere che lui possa desiderare
o aspettare, atteso che abbia tutto lo essere. Non si corrompe;
perch non  altra cosa in cui si cange, atteso che lui sia ogni
cosa. Non pu sminuire o crescere, atteso che  infinito; a cui
come non si pu aggiongere, coss  da cui non si pu suttrarre,
per ci che lo infinito non ha parte proporzionabili. Non 
alterabile in altra disposizione, perch non ha esterno da cui
patisca e per cui venga in qualche affezione. Oltre che, per
comprender tutte contrarietadi nell'essere suo in unit e
convenienza, e nessuna inclinazione posser avere ad altro e novo
essere o pur ad altro ed altro modo di essere, non pu esser
soggetto di mutazione secondo qualit alcuna, n pu aver
contrario o diverso che lo alteri, perch in lui  ogni cosa
concorde. Non  materia, perch non  figurato n figurabile, non
 terminato n terminabile. Non  forma, perch non informa n
figura altro, atteso che  tutto,  massimo,  uno,  universo.
Non  misurabile n misura. Non si comprende, perch non  maggior
di s. Non si  compreso, perch non  minor di s. Non si
agguaglia, perch non  altro ed altro, ma uno e medesimo. Essendo
medesimo ed uno, non ha essere ed essere; e perch non ha essere
ed essere, non ha parte e parte; e per ci che non ha parte e
parte, non  composto. Questo  termine di sorte che non 
termine;  talmente forma che non  forma;  talmente materia che
non  materia;  talmente anima che non  anima: perch  il tutto
indifferentemente, e per  uno, l'universo  uno.In questo
certamente non  maggiore l'altezza che la lunghezza e profondit,
onde per certa similitudine si chiama, ma non , sfera. Nella
sfera, medesima cosa  lunghezza che larghezza e profondo, perch
hanno medesimo termine; ma ne l'univeso medesima cosa  larghezza,
lunghezza e profondo, perch medesimamente non hanno termine e
sono infinite. Se non hanno mezzo, quadrante ed altre misure, se
non vi  misura, non vi  parte proporzionale, n assolutamente
parte che differisca dal tutto. Perch se vuoi dir parte de
l'infinito, bisogna dirla infinito; se  infinito, concorre in uno
essere con il tutto: dunque l'universo  uno, infinito,
impartibile. E se ne l'infinito non si trova differenza, come di
tutto e parte e come di altro ed altro, certo l'infinito  uno.
Sotto la comprensione de l'infinito non  parte maggiore e parte
minore, perch alla proporzione de l'infinito non si accosta pi
una parte quanto si voglia maggiore che un'altra quanto si voglia
minore; e per ne l'infinita durazione non differisce la ora dal
giorno, il giorno da l'anno, l'anno dal secolo, il secolo dal
momento; perch non son pi gli momenti e le ore per gli secoli, e
non hanno minor proporzione quelli che questi a la eternit.
Similmente ne l'immenso non  differente il palmo dal stadio, il
stadio de la parasanga; perch alla proporzione de la
inmensitudine non pi si accosta per le parasanghe che per i
palmi. Dunque infinite ore non son pi che infiniti secoli, ed
infiniti palmi non son di maggior numero che infinite parasanghe.
Alla proporzione, similitudine, unione ed identit de l'infinito
non pi ti accosti con essere uomo che formica, una stella che un
uomo; perch a quello essere non pi ti avvicini con essere sole,
luna, che un uomo o una formica; e per nell'infinito queste cose
sono indifferenti. E quello che dico di queste, intendo di tutte
l'altre cose di sussistenza particulare.Or, se tutte queste cose
particulari ne l'infinito non sono altro ed altro, non sono
differenti, non sono specie, per necessaria consequenza non sono
numero; dunque l'universo  ancor uno immobile. Questo, perch
comprende tutto, e non patisce altro ed altro essere, e non
comporta seco n in s mutazione alcuna; per consequenza,  tutto
quello che pu essere; ed in lui, come dissi l'altro giorno, non 
differente l'atto da la potenza. Se dalla potenza non  differente
l'atto,  necessario che in quello il punto, la linea, la
superficie ed il corpo non differiscano: perch coss quella linea
 superficie, come la linea, movendosi, pu essere superficie;
coss quella superficie  mossa ed  fatta corpo, come la
superficie pu moversi e, con il suo flusso, pu farsi corpo. E'
necessario dunque che il punto ne l'infinito non differisca dal
corpo, perch il punto, scorrendo da l'esser punto, si fa linea;
scorrendo da l'esser linea, si fa superficie; scorrendo da l'esser
superficie, si fa corpo: il punto dunque, perch  in potenza ad
esser corpo, non differisce da l'esser corpo, dove la potenza e
l'atto  una medesima cosa.Dunque, l'individuo non  differente
dal dividuo, il simplicissimo da l'infinito, il centro da la
circonferenza. Perch dunque l'infinito  tutto quello che pu
essere,  inmobile; perch in lui tutto  indifferente,  uno; e
perch ha tutta la grandezza e perfezione che si possa oltre ed
oltre avere,  massimo ed ottimo immenso. Se il punto non
differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da
l'infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo affirmare
che l'universo  tutto centro o che il centro de l'universo  per
tutto, e che la circonferenza non  in parte alcuna per quanto 
differente dal centro, o pur che la circonferenza  per tutto, ma
il centro non si trova in quanto che  differente da quella. Ecco
come non  impossibile, ma necessario, che l'ottimo, massimo,
incomprensibile  tutto,  per tutto,  in tutto, perch, come
semplice ed indivisibile, pu esser tutto, essere in tutto. E
coss non  stato vanamente detto che Giove empie tutte le cose,
inabita tutte le parti de l'universo,  centro de ci che ha
l'essere, uno in tutto e per cui uno  tutto. Il quale, essendo
tutte le cose e comprendendo tutto l'essere in s, viene a far che
ogni cosa sia in ogni cosa.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 1337-1340.
